Capitolo 22: Sul tetto del Giappone
Sayonara a tutti! Proprio così, questo è il mio ultimo intervento in questa sede, difatti la mia esperienza di studio matto e felicissimo a Kyoto è giunta al suo termine e con lei pure gli incontri ravvicinati del primo tipo con lo stupefacente popolo giapponese.
Dal mio sbarco su queste latitudini è passato più o meno un anno, ma mi sembra di averne vissuti 10 a causa della cifra spropositata di novità e situazioni stranianti a cui sono stato costretto fin dai primi timidi, ma entusiasti approcci alimentari e linguistici. Un quotidiano climax di emozioni gastronomiche, hightech (nella tecno-giungla di Tokyo mi sono sentito come un esploratore vittoriano nell’Africa subsahariana), consumistiche (il Giappone è la Mecca dello shopping naif per chi è bendisposto all’acquisto di ciò che è inutile), ma soprattutto estetico-spirituali. Ecco perchè non potevo che accomiatarmi dall’arcipelago nipponico se non celebrando le nozze alchemiche fra me e la genuina bellezza giapponese. Come? Beh, se qui la semplice osservazione della natura è sinonimo di edonismo sfrenato, cosa può esserci di più sublime se non la conquista della vetta del Monte Fuji, simbolo estetico per antonomasia del Giappone? Detto fatto, ho raggiunto l’apice del Fuji dopo 6 ore di scalata notturna (l’inclinazione è molto blanda), affrontando pioggia gelata, nebbia, grandine (e le cavallette?), ed armato solo di tenacia e di una pessima torcia con la quale a malapena schivavo le sporadiche pietre lungo il percorso sabbioso. Tutto pur di vedere il sol levante nascere e specchiarsi sull’oceano.
Purtroppo in cima non sono stato ripagato della fatica poichè -causa nebbia- non vi era traccia alcuna del sole; in compenso al ritorno mi sono goduto l’immenso paesaggio marziano offerto dal Fuji diurno, ricoperto da terriccio rosso ruggine e da un’atmosfera cosmica che ricordava in toto il mio anno extraterrestre in Giappone; potete leggerne gli “highlights” proprio in questo spazio web, ma questa è un’altra storia.
Bai bai

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Dopo anni di studio ramingo, da Bologna a Santiago del Cile passando per Valencia,
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